I Botri News Abbonati al feed RSS

16/01/2013
Moonlight Wine Co

The I Botri di Ghiaccioforte vineyard and winery sit perched atop a hill 250 meters above sea level about 12 miles inland from the coast in the southwestern corner of Tuscany. Tradtional Tuscan varieities have been grown on this site for decades. The most recent replanting took place in 1970. In 1989 the property was purchased by a husband and wife team who continue to work exclusively with Tuscan grapes. Of the four hectares planted to red wine production, 90% are dedicated to two types of Morellino clones and the remaining 10% is planted with Ciliegiolo and Alicante. The current owners have always practiced strict organic farming.

Besides being committed to organic agriculture, I Botri is intent on maintaining the highest standards excellence and dedication to traditional grape varieties and methods of the Scansano area. The wines here have historically qualified for DOC Morellino di Scansano status and were labeled as such. Not content with the way the DOC/DOCG governing body permitting international varieities in the blend in recent years, I Botri has chosen not to be part of the DOC, or, as of 2007, DOCG Morellino di Scansano. Beginning with the 2006 vintage, the wine will be labeled IGT.

All harvesting in done manually. Long macerations of 30-60 days followed by aging of 12 months in Slovenian casks ranging from 7.5-25 hl. Even though the I Botri site says they use small oak barrels, make no mistake about it, these are emphatically not so small as a 225 litre French barrique. After the in botti, there is a small sulfur additon added to the wine before bottling to ensure stability. The wine is aged for several years in bottle in the cool cellars before releasing for sale. In terms of aging before sale, their own self-imposed standards are very similar to that of the Brunello DOCG which say that a wine will not be released to the market until after five years from the harvest. This amount of time far exceeds the Morellino DOCG law which requires only one year in wood followed by another year in bottle for wine to be qualify for Riserva status. Very few, if any, other producers in this area are willing to take all the extra laborious and time-consuming steps to make such a high quality wine that is true to its origins. The result is something unlike most of the soft, fruity, characterless wines that have marred the reputation of the area. I Botri di Ghiaccioforte is a unique, pure, complex and wonderful wine that can come from nowhere else but this special part of the Maremma hills.

info@moonlightwineco.com


03/09/2010
La Giunta Comunale di Scansano delibera la Denominazione Comunale del vino DE.CO.

La Giunta Comunale ha approvato i criteri per la creazione di un marchio collettivo a Denominazione Comunale ( DE.CO.ibotri.blogspot.com/2009/11/vino-denominazione-comunale-nero-di.html) leggi la delibera n.108/2009 www.comune.scansano.gr.it/deco/deco_del.pdf - leggi l'allegato del Vino a Denominazione comunale Bianco di Scansano www.comune.scansano.gr.it/deco/deco_all_a.pdf - leggi l'allegato del Vino a Denominazione Comunale Nero di Scansano www.comune.scansano.gr.it/deco/deco_all_b.pdf .  

Che cosa è la Denominazione Comunale?  La DE.CO. è un censimento, realizzato dal Comune, delle produzioni artigianali ( agricole o di altra natura) presenti sul proprio territorio. Il censimento è voluto dal comune che dà mandato alla giunta di realizzarlo. Alla fine degli anni Cinquanta Luigi Veronelli inizia a valutare l'opportunità che certi prodotti siano denominati attraverso la dizione del Comune dove vengono alla luce, nel luglio 1999 egli lancia, in sede A.n.c.i. l' idea che i Comuni posasano valorizzare il proprio territorio attraverso le produzioni agricole e artigianali. nell'ottobre 2001 il parlamento italiano approva la legge costituzionale 3 che rende possibile legiferare agli Enti locali per materia di pertinenza locale. Nel giugno 2002 viene approvata nel bresciano, su proposta di Riccardo Lagorio, la prima Denominazione comunale. Nel maggio 2005 il ministro Giovanni Alemanno dichiara che ciascun Comune può dotarsi della DE.CO.

Si tratta di un censimento utile a fotografare un territorio, la De.CO. quindi non tutela il manufatto nei confronti di Paesi Terzi, (del resto neache per i prodotti a denominazione europea vi è questa tutela).La De.Co.non è incompatibile con le Denominazione europee ( DOP, IGP), è uno strumento per valorizzare  le ricchezze di un territorio, in particolare i giacimenti enogastronomici ( vino in questo caso). La De.CO. precisa come un prodotto viene elaborato e può valorizzare metodi tradizionali al fine di accrescere il senso di appartenenza di una comunità. Attraverso le DE.CO si certifica la provenienza di ogni prodotto della terra, si contrasta il tentavivo comunitario di annullare i giacimenti gastronomici a favore dei prodotti industriali, si consente ai comuni la facoltà di valorizzare le proprie risorse nel campo dei prodotti dell'agricoltura e dei suoi trasformati, si restituisce agli abitanti le ricchezze del territorio.

Il minimo comune denomitare delle DE.CO. è la tracciabilità-origine del prodotto, la preservazione della biodiversità, il conseguente contrasto agli alimenti OGM, la valorizzazione per i prodotti alimentari della pratica contadina-artigianale dell'interamente ottenuto contro quella industriale dell'ultima trasformazione, una proposta che ha un indirizzo libertario.

Vino bianco di Scansano a Denominazione Comunale

Vino nero di Scansano a Denominazione Comunale

www.comune.scansano.gr.it/

 

 

 

 

 


 


12/02/2010
Confronto tra coltivazione convenzionale e biologica

Uno studio condotto dalle Università di Pisa e Firenze evidenzia che il bilancio energetico tra agricoltura tradizionale e agricoltura biologica avvantaggia quest’ultima, la quale in particolare fa molto meno ricorso ai carburanti fossili. Di contro, però, la sua produttività risulta inferiore.

- di Virginia Greco -

 

Da ormai nove anni è in corso al centro di ricerca “Enrico Avanzini” dell’Università di Pisa (in collaborazione con l’Ateneo fiorentino) una sperimentazione che mette a confronto il sistema di coltivazione tradizionale (ossia intensivo) e quello biologico, per valutare il consumo energetico che essi comportano.

Sono stati dedicati al progetto 24 ettari di terreno, 12 per ciascuno dei due tipi di agricoltura. Le specie coltivate sono grano duro e grano tenero, mais, favino e girasole.

Ciò che i ricercatori sono andati a tracciare è un vero e proprio bilancio energetico delle differenti colture, ossia hanno preso in considerazione ogni tipo di apporto energetico necessario ad arrivare dal seme alla materia prima alimentare. Sono inclusi nel computo, ad esempio, il carburante utilizzato dai macchinari che arano i campi come anche l’energia spesa per produrre le sostanze diserbanti, i concimi e gli antiparassitari.

L’analisi ha condotto alla conclusione che la coltivazione tradizionale comporta un consumo energetico di gran lunga superiore a quello necessario all’agricoltura biologica.

“Considerando le sole energie da carburanti fossili”, dichiara Marco Mazzoncini, neodirettore del Centro Avanzini di Pisa, “per le coltivazioni tradizionali servono circa 21.000 MJ (megajoule) per ettaro all’anno, mentre nel caso del biologico ne occorrono solo 12.000, con un risparmio di circa il 50% di energia immessa nel sistema”.Il consumo largamente superiore da parte delle colture tradizionali deriva proprio dall’uso massiccio di sostanze chimiche. In termini di prodotti per concimare il terreno e difendere il raccolto dai parassiti, l’agricoltura convenzionale utilizza il corrispondente di 14.103 MJ all’anno per ettaro, mentre nel biologico si registra un consumo di solo 5.279 MJ: quest’ultimo, dunque, risparmia il 60%.

 


La differenza si riscontra anche nell’ambito dell’energia impiegata per l’uso dei macchinari, ma in questo caso (come intuibile) essa è molto meno significativa: l’agricoltura biologica necessita 6.625MJ all’anno per ettaro contro i 7.004MJ di quella convenzionale.

In definitiva la pratica della coltura biologica permette di risparmiare molto in energia impiegata per “trasformare” il seme in cibo. Questa valutazione riguarda però i soli flussi in entrata, vale a dire l’energia immessa nel sistema. Per effettuare un bilancio (che è quanto i ricercatori pisani intendevano svolgere) occorre prendere in considerazione anche i flussi di uscita, cioè quanta energia il sistema è in grado di fornire all’esterno.

Quello appena espresso appare un concetto astratto, ma in termini pratici il flusso d’uscita indica il potenziale nutritivo del prodotto finale. Il grano e il mais coltivati saranno utilizzati dall’organismo di coloro che se ne ciberanno per produrre energia, necessaria alla propria sopravvivenza e al movimento.

Questa energia è valutabile e misurabile (in MJ), esattamente come fatto per quella in ingresso al sistema (del resto sulle etichette degli alimenti è riportata l’energia di quest’ultimi in chilocalorie e in joule, appunto).

Sul piano delle uscite purtroppo l’agricoltura biologica perde punti e viene scavalcata da quella convenzionale, la quale è in grado di fornire 153.730 MJ annui per ettaro di terreno coltivato, contro i 126.512 MJ del biologico. Si tratta di circa un 20% di differenza a favore del sistema classico.

Guardando le percentuali, il bilancio resta comunque positivo per l’agricoltura biologica, ma certamente non abbastanza vantaggioso come ci si augurerebbe. Se, quindi, si convertissero al sistema biologico tutte le colture mondiali, si otterrebbe un grandissimo risparmio di energie da combustibili fossili, ma si riscontrerebbe anche una produzione minore.

 


Resta comunque che il biologico fa un uso dell’energia estremamente efficiente, ossia con sprechi molto limitati. Quest’ultimo infatti produce un po’ più di 1kg di alimento con 1MJ di energia, mentre nell’agricoltura convenzionale si hanno in media solo 0.3kg: l’indice di produttività è dunque quasi quattro volte superiore.

Qual è dunque la conclusione? In realtà non ce n’è una definitiva: “Si hanno due estremi”, sottolinea Mazzoncini, “da un lato l’agricoltura intensiva, dall’altro quella biologica. Pensare che l’adozione dell’uno o dell’altro sistema possa risolvere il problema della fame nel mondo è un’illusione”. Secondo gli ultimi dati forniti dalla FAO gli affamati nel mondo sono cresciuti del 9% nel 2009, raggiungendo la vetta di 1,02 miliardi, il valore più alto registrato dal 1970.

“La questione è complessa”, conclude il neodirettore del Centro Avanzini, “forse ciò di cui abbiamo bisogno è un cambio radicale di paradigma che, a partire dall’agricoltura, coinvolga il sistema distributivo e l’intera filiera produttiva”.

La pratica dell’agricoltura biologica è dunque solo uno spicchio di un sistema di produzione, distribuzione e consumo che va totalmente ripensato e organizzato in termini più efficienti. In alcuni casi, del resto, la povertà e la fame sono prodotte dal sistema economico attuale, che pone i carburanti fossili al centro di scontri politici nonché armati.www.terranauta.it/


20/09/2009
Pesticidi in nero nelle aziende biologiche: una questione morale

Anche l'ultimo rapporto sulla presenza di pesticidi nelle acque dei fiumi italiani dell'Ispra (l'istituto per la protezione dell'ambiente) segnalava, oltre a concentrazioni al di sopra dei limiti di legge dei pesticidi 'legali' la presenza della famigerata atrazina. Quest'ultima è stata messa fuori legge in Italia nel lontano 1992 dopo incresciosi casi di inquinamento e chiusura di pozzi per il rifornimento dell'acqua potabile.  L'atrazina è considerata un potente distruttore endocrino e responsabile di determinate forme tumorali; una delle conseguenze del suo uso era stata la sparizione delle rane (dal momento che anche a bassa concentrazione determina il cambio di sesso delle rane maschio). La presenza dell'atrazina nelle acque, anche nei campioni di acque prelevati negli ultimi anni, era attribuita alla persistenza della molecola eall'uso di 'scorte di magazzino' da parte di commercianti e agricoltori senza scrupolo. Vi era però il dubbio che qualche delinquente (come chiamare chi avvelena consapevolmente la terra, le acque e gli esseri viventi, compresi i propri simili?) potesse ancora trafficare e utilizzare l'atrazina 'in nero'. Questi dubbi sono diventati certezza dopo diversi sequesti di atrazina da parte dei Nas lo scorso agosto. Quello più clamoroso ha riguardato l'azienda Bozzola SpA  una grande azienda da tempo convertita al bio delle valli veronesi e che si fregia di parecchi marchi certificatori come Biosuisse (fino a pochi mesi fa), Bios, Usda Nop, Certiquality .

Vediamo come si presenta l'azienda sul suo stesso sito: (Continua)


20/01/2009
Pesticidi colposi

Il parlamento europeo, con 624 voti a favore, 13 contro e 10 astenuti, ieri ha vietato l'uso di 22 pesticidi tossici (erbicidi, fungicidi e insetticidi) considerati a tutti gli effetti cancerogeni o «perturbatori» del sistema endocrino e riproduttivo. Un passo in avanti, se si considera che si è arrivati a votare il testo e a stilare la lista nera delle sostanze proibite dopo una lunga battaglia contro giganti dell'agrochimica come Bayer e Basf.«Gli ambientalisti hanno saputo resistere collettivamente a pressioni enormi», spiega Monica Frassoni, copresidente dei Verdi al parlamento europeo. Ma ancora insufficiente, poiché si tratta di appena 22 sostanze su 500 (meno del 5%), mentre gli industriali del settore fitosanitario avevano promesso la sospensione del 40% delle sostanze ritenute tossiche ..www.ilmanifesto.it/archivi/terra-terra/pezzo/496e127946407/


20/01/2009
Uva: i risultati della indagine sui pesticidi

Le analisi effettuate sui campioni prelevati in Italia tornano a confermare i risultati denunciati da Legambiente ogni anno con l'indagine "Pesticidi nel Piatto": nonostante i passi avanti realizzati dalla nostra agricoltura negli ultimi anni sono ancora troppi i prodotti chimici utilizzati e quindi numerosi i campioni contaminati che, seppur quasi sempre al di sotto dei limiti di legge, destano preoccupazione perché con presenza contemporanea di diversi pesticidi sullo stesso campione.Da un articolo tratto dawww.legambienteonline.it/news2008/uva.htm

 

 


03/01/2009
Si alle sperimentazioni ma solo con regole certe

Pomodoro, mais, barbabietola da zucchero, tutti prodotti made in Italy. E tutti rigorosamente Ogm. Sembrerà strano ma la presenza di piante geneticamente modificate nel nostro paese non è una novità, visto che campi sperimentali di Ogm si sono alternati in tutta la penisola per anni, almeno dal 1992, da quando l'azienda Ciba-Geigy inoltrò la prima richiesta di autorizzazione. Da allora sono state ben 279 le notifiche di colture transgeniche e 16 quelle di microrganismi Ogm, benché non tutte si siano poi effettivamente materializzate in campi.www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090102/pagina/10/pezzo/238508/


03/01/2009
L'offensiva dei potentati transgenici sta imponendo il cibo del futuro....

L'offensiva dei potentati transgenici sta imponendo l'idea che il cibo del futuro non può che essere geneticamente modificato. Mentre vengono occultati i lavori scientifici che contraddicono il «dogma» e si lavora in gran segreto per «convincere» i politici. In Italia non c'è più traccia della Coalizione anti-biotech proprio ora che si sperimentano i campi Ogm Mentre l'Europa dà il via libera alle multinazionali biotech il fronte del no tace e rischia di perdere una battaglia vinta. www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090102/pagina/10/pezzo/238509/


01/01/2009
Nuovo prodotto di origine naturale come alternativa alla SO2

Ricercatori del NAGREF di Atene (Istituto Nazionale d’Investigazioni Agrarie) hanno studiato un estratto di rafano nero (Raphanus niger) per le sue potenzialità come alternativa naturale all’anidride solforosa utilizzata in enologiawww.infowine.com/default.asp


25/12/2008
Presentato il progetto Orwine per la regolamentazione del vino bio in Europa

Presentato il progetto Orwine per la regolamentazione del vino bio in Europa Orwine è cofinanziato dalla Comunità europea e ha come obiettivo lo sviluppo della normativa europea sulla vinificazione biologica. È stato presentato a Bruxelles, presso il Comitato Permanente Agricoltura Biologica della Commissione Europea (Scof) il progetto Orwine, relativo alla regolamentazione del vino biologico nella Ue. La presentazione è stata condotta da Cristina Micheloni, coordinatrice scientifica dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, e coordinatrice europea del progetto. www.infowine.com/default.asp.

 

 


22/12/2008
Un premio Nimby alla provincia di Siena

L’inceneritore di Poggibonsi, inaugurato il 25 settembre scorso, è valso alla provincia di Siena il premio Pimby, neo acronimo supplichevole per “Please in my Backyard!” che detto in italiano suona: “per favore favoriscano dietro a casa!”, in contrasto con l’inospitale, ma oh quanto più diffusa, sindrome Nimby: “non nel mio cortile!”. Nimby è l’acronimo che i sostenitori del “fare” affibbiano a chiunque abbia una qualche velleità di criticare i loro piani di espansione – e deturpazione - territoriali, con una figura retorica che consiste nel negare un aspetto (il dove - “non qui ma altrove”), per sottintendere un soggetto (l’opera) come se fosse già fatto reale, ineluttabile e imminente, invece che una delle tante ipotesi future. Come se il fatto di cui trattasi – nella fattispecie l’inceneritore - fosse (stato) l’unico possibile e che non volerlo dietro a casa fosse (stato) miope e irresponsabile. Come se i cittadini non fossero ansiosi di proporre alternative valide, praticabili e sostenibili per la collettività. Come se dette alternative valide non esistessero (

www.centroriciclo.com

).Da un articolo di N.Forchieri tratto da www.comedonchisciotte.org/site/modules.php


15/12/2008
Pagamento Agroambientale a chi usa pesticidi

 I nostri bambini muoiono di cancro il doppio che in Europa, insieme alle Api... e con il Pagamento Agroambientale erogato a chi impiega pesticidi chimici scientificamente Inutili !!! Pubblichiamo un commento di Giuseppe Altieri, agronomo fitopatologo sul tema.

La limitazione del rame in agricoltura biologica ha un senso, in quanto è accompagnata dal divieto di utilizzo di prodotti chimici di sintesi... ed è necessario mantenere il limite attuale di utilizzo medio di 6 kg/ha, che corrisponde praticamente alla quantità di rame che viene asportata dai terreni con il raccolto dei prodotti, o poco più.

In particolare, I disciplinari di Produzione Integrata devono essere basati sulla applicazione prioritaria dei mezzi di "sostituzione" degli inputs chimici, al fine di erogare il Pagamento Agroambientale corrispondente ai maggiori costi, come previsto dalle norme comunitarie e dalla sentenza n. 3 / 2005 della Corte dei Conti UE, che dichiara impossibili i controlli basati su semplici "limitazioni di trattamenti chimici" in quanto non verificabili. Alcune Decine di Migliaia di Milioni di € sono stati sperperati dalle Regioni Europee per fittizie riduzioni di Concimi e antiparassitarie e diserbanti chimici, a partire dal Reg. 2078 del 1992, limitando a delle elemosine i Pagamenti Agroambientali per gli agricoltori biologici, ovvero non sufficienti a compensare le riduzioni di raccolto e maggiori costi più il 20% di costi di transazione,così come previsto dai regolamenti comunitari per il beneficio sociale dell?Agricoltura Biologica. Sono stati presentati in tal senso ricorsi degli agricoltori sui Piani di Sviluppo rurale delle regioni Marche, Toscana, Umbria e Campania 2007-2013, che prevedono enormi risorse Agroambientali (circa 50.000 milioni di € a livello europeo).

L'autorizzazione all'impiego dei pesticidi chimici dev'essere data da un tecnico indipendente, nell'ambito dell'Assistenza prevista dai PSR Regionali e con l'introduzione della Ricetta per la vendita di tali prodotti. La proposta di legge dorme in parlamento, dai tempi del referendum del 1992... nel silenzio generale degli ecologisti. Mentre i Consorzi Agrari di cui la Coldiretti è proprietaria di una bella percentuale, continuano a fare affari sulla pelle degli agricoltori e dei consumatori.

 

 

 


29/11/2008
La follia del pomodoro viola

Pubblichiamo un articolo del dottor Paolo Girotto, autore di "Dna ed eugenetica"www.disinformazione.it/pomodoro_viola.htm


24/11/2008
Nanotecnologia nella alimentazione e in agricoltura

Nanotecnologia nel nostro piatto, pubblichiamo un articolo tratto da www.comedonchisciotte.org/site/modules.php


22/11/2008
Ogm all assalto della agricoltura biologica

Pubblichiamo un articolo di Carlo Petrini www.ilnuovomondo.it/artogmbiologicopetrini.htm


19/11/2008
Greenpeace: OGM possono compromettere la capacità riproduttiva

  Un'alimentazione a base di organismi geneticamente modificati potrebbe compromettere la capacità riproduttiva. 
E' quanto sostiene uno studio pubblicato dal governo austriaco, di una delle pochissime analisi 
di lungo termine mai condotte sul tema.
 

tra
tto da http://www.greenplanet.net del 12 novembre 2008


12/11/2008
Orwine, organic viticulture and wine making

Orwine, organic viticulture and wine making www.orwine.org/default.asp


12/11/2008
Perchè no agli Ogm

Rapporto dell''ISP (Independent Science Panel - no unito le loro forze per costituire un gruppo di ricerca indipendente sugli OGM, presentato ufficialmente nel corso di un incontro pubblico tenutosi a Londra il 10 maggio 2003, incontro a cui hanno partecipato il ministro britannico dell'ambiente Michael Meacher e altre 200 persone.

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In occasione di questo incontro è stata ufficialmente presentata la bozza di un rapporto, The Case for a GM-free Sustainable World (Per un mondo sostenibile, libero da OGM), con cui l'ISP chiede di vietare le colture GM e implementare invece ogni forma di agricoltura sostenibile. Questo autorevole rapporto, presentato come "il più forte e il più completo dossier di prove sperimentali" mai compilato sui rischi e i problemi connessi con le colture GM, da un lato, e dall'altro sui molteplici benefici dell'agricoltura sostenibile, è stato reso pubblico il 15 giugno 2003 ed è visibile nel sito dell'ISP: http://www.indsp.org.
E' inoltre nei seguenti siti:
Institute of Science in Society, UK http://www.i-sis.org.uk
Third World Network http://www.twnside.org.sg
Institute for Food and Development Policy (Food First), USA http://www.foodfirst.org.

Prima della pubblicazione della relazione finale di 120 pagine, l'ISP ha rilasciato il sintetico riassunto di quattro pagine, qui presentato, quale contributo al dibattito sugli OGM che sta avvenendo a livello nazionale nel Regno Unito. Questo documento sfida i fautori degli OGM a rispondere su tutti i punti qui presentati. Si prega di dare a questo documento la più ampia circolazione possibile.
Perchè no agli OGM?
1. Le colture GM non hanno portato i benefici promessi

1.1 Nessun aumento della produttività, né significativa riduzione dell'uso di antiparassitari ed erbicidi;

1.2 L'ammontare delle vendite perdute dagli Stati Uniti, in seguito al rifiuto delle colture GM in tutto il mondo, è stimato in 12 miliardi di dollari;

1.3 In India la percentuale dei raccolti GM falliti arriva fino al 100%;

1.4 Futuro ad alto rischio per l'agrobiotech: "Monsanto potrebbe essere un altro disastro incombente sugli investitori".
2. Le colture GM pongono problemi crescenti all'agricoltura

2.1 Le linee transgeniche sono instabili: "la maggior parte dei casi di inattivazione di transgeni non arriva mai ad apparire nella letteratura scientifica";

2.2 Erbacce e piante dotate di resistenza simultanea a tre diversi diserbanti sono emerse in America del Nord;

2.3 Piante resistenti al glifosato infestano ormai i campi di cotone e soia GM; per controllarle, si ricomincia a usare l'atrazina;

2.4 Le piante che producono tossine Bt minacciano di causare l'emergenza di piante superinfestanti e di parassiti Bt-resistenti.
3. Un'estesa contaminazione da transgeni è INEVITABILE

3.1 Estesa contaminazione da transgeni riscontrata nelle varietà locali di mais, in remote regioni del Messico;

3.2 In Canada si sono rivelati contaminati da OGM 32 su 33 stock commerciali di semi;

3.3 Il polline viene disperso e trasportato dal vento per ore e una velocità del vento di 35 miglia all'ora non è affatto eccezionale;

3.4 Non ci può essere coesistenza tra raccolti GM e non-GM.
4. Le colture GM non sono sicure

4.1 La sicurezza delle colture GM non è stata provata: la regolamentazione è stata sin dall'inizio inficiata da errori fatali;

4.2 il principio della 'sostanziale equivalenza', vago e mal definito, non ha fatto altro che dare alle industrie la totale possibilità di dichiarare che i prodotti GM sono 'sostanzialmente equivalenti' ai prodotti non-GM e perciò 'sicuri'.
5. I cibi GM sollevano gravi preoccupazioni circa la loro sicurezza

5.1 Malgrado la scarsità di studi credibili, i risultati di cui già oggi possiamo disporre sollevano serie preoccupazioni circa la sicurezza dei cibi da OGM;

5.2 Effetti simili a quelli prodotti da un "fattore della crescita" [proliferazione e crescita cellulare], osservati nello stomaco e nell'intestino tenue di giovani ratti, sono stati attribuiti al processo stesso della transgenesi o al costrutto transgenico [vettore + gene estraneo]; è quindi possibile che si tratti di effetti generali che qualsiasi cibo ottenuto con l'ingegneria genetica può provocare;
6. Geni per prodotti pericolosi sono incorporati in piante transgeniche alimentari

6.1 Le proteine Bt [del Bacillus thuringiensis], incorporate nel 25% del totale delle piante GM coltivate in tutto il mondo, sono nocive per molti insetti non-target; alcune sono potenti immunogeni [= sostanze che scatenano risposte immunitarie] e allergeni [= sostanze che scatenano risposte allergiche] per gli esseri umani e gli altri mammiferi;

6.2 Colture alimentari [soprattutto mais] vengono sempre più spesso ingegnerizzate per produrre sostanze farmaceutiche e medicinali, tra cui: a) le citochine, note per agire da soppressori del sistema immunitario e associate a demenza, neurotossicità e ad effetti secondari sia sull'umore che sui processi cognitivi; b) vaccini e sequenze virali, ad esempio il gene di un coronavirus del maiale, appartenente alla stessa famiglia del virus della SARS che è all'origine dell'attuale epidemia; c) il gene gp120 per una glicoproteina del virus dell'AIDS, che potrebbe interferire con il sistema immunitario e ricombinare con virus e batteri già presenti nell'ospite, in modo da generare nuovi e imprevedibili agenti patogeni;
7. Le colture Terminator diffondono tra le piante la sterilità maschile

7.1 Le colture transgeniche in cui sono stati inseriti geni 'suicidi' per la sterilità maschile, reclamizzate come un mezzo per prevenire la diffusione dei transgeni, in realtà diffondono nell'ambiente, attraverso il polline, sia la sterilità maschile sia la tolleranza al diserbante.
8. I diserbanti ad ampio spettro sono altamente tossici per gli esseri umani e per le altre specie animali

8.1 L'ammonio glifosinato e il glifosato, i diserbanti usati con le piante GM resistenti a questi stessi erbicidi (e che attualmente rappresentano il 75% di tutte le piante GM coltivate al mondo), sono veleni metabolici sistemici;

8.2 L'ammonio glifosinato viene associato a varie forme di tossicità - neurologiche, respiratorie, gastrointestinali ed ematologiche - e a difetti congeniti nelle varie specie di mammiferi, compresa quella umana; questo composto è tossico anche per le farfalle e per molti insetti utili, per le larve dei molluschi e delle ostriche, per la dafnia e per alcuni pesci d'acqua dolce, in particolare per la trota iridea; esso inibisce i batteri e i funghi che svolgono nel terreno azioni vantaggiose, e in particolare i batteri fissatori dell'azoto;

8.3 Nel Regno Unito il glifosato è la causa più frequente di avvelenamento e vi sono stati casi di disturbi a molte funzioni organiche anche in seguito all'esposizione ai normali livelli d'uso del composto; l'esposizione al glifosato ha quasi raddoppiato, tra gli utilizzatori del composto, il rischio di aborti spontanei e di procreare bambini con difetti neurocomportamentali; il glifosato ritarda lo sviluppo dello scheletro fetale nei ratti di laboratorio, inibisce la sintesi degli steroidi ed è genotossico nei mammiferi, nei pesci e negli anfibi; l'esposizione alle dosi di irrorazione in campo ha causato nei lombrichi una mortalità di almeno il 50% e significativi danni intestinali nei lombrichi sopravvissuti; il Round Up (ovvero il glifosato nella formulazione prodotta da Monsanto) ha causato disfunzioni della divisione cellulare, un fenomeno che potrebbe essere collegato al cancro nell'uomo;
9. L'ingegneria genetica genera supervirus

9.1 I pericoli più insidiosi dell'ingegneria genetica sono inerenti al suo stesso processo, il quale fa aumentare notevolmente l'estensione e la probabilità del trasferimento genico orizzontale e della ricombinazione, la via principale con cui si generano virus e batteri patogeni;

9.2 Tecniche recenti, come il DNA shuffling [rimescolamento], consentono ai genetisti di generare in pochi minuti in laboratorio milioni di virus ricombinanti, mai esistiti in miliardi di anni di evoluzione;

9.3 I virus, i batteri patogeni e il loro materiale genetico costituiscono le materie prime e gli strumenti di elezione sia per l'ingegneria genetica, sia per la produzione di armi batteriologiche;
10. Il DNA transgenico presente nei cibi viene assorbito dai batteri a livello dell'intestino umano

10.1 E' stato osservato che il DNA transgenico delle piante alimentari viene assorbito dai batteri, sia nel terreno che nell'intestino di volontari umani; i geni marcatori per la resistenza ad antibiotici, presenti nei cibi transgenici, possono trasmettersi a batteri patogeni, fatto che rende poi molto difficile il trattamento delle infezioni.
11. DNA transgenico e cancro

11.1 E' provato che il DNA transgenico sopravvive alla digestione nell'intestino e che 'salta' nel genoma delle cellule di mammifero, dando luogo alla possibilità che si comporti da elemento cancerogeno;

11.2 L'uso di prodotti GM, ad esempio mais, per l'alimentazione animale può comportare rischi non solo per gli animali, ma anche per gli esseri umani che consumano i prodotti di quegli animali;
12.Il promotore 35S del CaMV [virus del mosaico del cavolfiore] rende più probabile e frequente il trasferimento orizzontale dei geni

12.1 Le prove sperimentali suggeriscono che i costrutti transgenici contenenti il promotore 35S del CaMV possono essere particolarmente instabili e inclini al trasferimento orizzontale e alla ricombinazione dei geni, con tutti i rischi che ne derivano: mutazioni geniche dovute a inserzione casuale, cancro, riattivazione di virus latenti e generazione di nuovi virus.
13. Una storia fatta di falsità e occultamenti di prove scientifiche

13.1 La storia degli OGM è fatta di falsità e occultamenti di prove scientifiche, in particolare per ciò che riguarda il trasferimento orizzontale dei geni. Gli esperimenti-chiave non sono stati effettuati, o sono stati effettuati male e poi presentati in modo distorto. Molti esperimenti non sono stati ripetuti nel tempo, comprese le ricerche sulla possibilità che il promotore 35S del CaMV sia responsabile degli effetti da fattore di crescita, osservati in giovani ratti alimentati con patate GM.

In conclusione, le colture GM non hanno portato i benefici promessi e stanno ponendo all'agricoltura problemi sempre più gravi.
LA CONTAMINAZIONE DA TRANSGENI È OGGI UN DATO DI FATTO AMPIAMENTE RICONOSCIUTO COME INEVITABILE, quindi NON PUÒ ESSERVI COESISTENZA tra agricoltura GM e non-GM.

Cosa più importante di tutte, la sicurezza delle colture GM non è mai stata provata.

Al contrario, le prove già emerse sono sufficienti a suscitare serie preoccupazioni circa i rischi posti dagli OGM, rischi che se ignorati potrebbero provocare danni irreversibili alla salute e all'ambiente.
LA COSA PIÙ OPPORTUNA SAREBBE QUINDI RESPINGERE E METTERE IMMEDIATAMENTE AL BANDO LE COLTURE GM.


09/11/2008
Vino biologico, in vino veritas.

Un contributo per chiarire i vantaggi del vino biologico e la sua bontà

http: //www.toscanabiologico.it/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=107


04/11/2008
Perché sì all’agricoltura sostenibile?

1. Produttività e rese maggiori, soprattutto nel terzo mondo

- 8,98 milioni di agricoltori hanno adottato pratiche agricole sostenibili, per un totale di 28,92 milioni di ettari così coltivati in Asia, America latina e Africa; i dati, scientificamente affidabili, raccolti da 89 progetti dimostrano che queste pratiche portano a un aumento della produttività e delle rese del 50-100% per le colture non irrigate e del 5-10% per le irrigue.

I maggiori successi si sono avuti in Burkina Faso, dove si è passati da un deficit di cereali di 644 chili all’anno a un’eccedenza annuale di 153 chili, in Etiopia, dove 12.500 famiglie di agricoltori hanno goduto di un aumento del 60% nelle rese dei raccolti e in Honduras e Guatemala, dove 45 000 famiglie hanno visto aumentare le rese da 400-600 kg/ha a 2.000-2.500 kg/ha;

- studi a lungo termine condotti in paesi industrializzati dimostrano che le rese dell’agricoltura biologica sono equiparabili a quelle dell’agricoltura convenzionale e spesso sono superiori.

2. Miglioramento dei terreni

- Le pratiche agricole sostenibili riducono l’erosione del suolo, migliorano la struttura fisica del terreno e la sua capacità di ritenzione dell’acqua, tutti fattori di cruciale importanza per evitare la perdita dei raccolti durante i periodi di siccità;

- La fertilità del suolo è mantenuta e aumentata dalle pratiche agricole sostenibili;

- I suoli coltivati con le pratiche sostenibili mostrano una maggiore attività biologica: un più alto numero di lombrichi, artropodi, micorrize ed altri funghi, e di microorganismi, tutti organismi utili per il riciclo dei nutrienti e per l’eliminazione naturale delle malattie.

3. Ambiente più pulito

- Nell’agricoltura sostenibile è scarso o del tutto assente l’uso di prodotti chimici inquinanti;

- Minori quantità di nitrati e fosforo raggiungono la falda freatica;

- La filtrazione dell’acqua è migliore nei sistemi ad agricoltura biologica, che quindi sono meno esposti all’erosione e contribuiscono meno all’inquinamento delle acque per dilavazione delle superfici;

4. Riduzione degli antiparassitari, senza aumento dei parassiti

- La lotta integrata ai parassiti ha ridotto il numero delle irrorazioni con antiparassitari da 3,4 a una per stagione in Vietnam, da 2,9 a 0,5 in Sri Lanka e da 2,9 a 1,1 in Indonesia;

- nella produzione californiana di pomodori, la scelta di non usare insetticidi di sintesi non ha comportato alcun incremento delle perdite di raccolto per danni da parassiti;

- Il controllo dei parassiti si può realizzare senza ricorrere a antiparassitari e senza che ciò comporti perdite del raccolto, usando ad esempio colture ‘trappola’ per attirare la piralide, come si è visto nell’Africa orientale dove la piralide è un parassita importante;

5. Mantenimento e utilizzo della biodiversità

- L’agricoltura sostenibile promuove la biodiversità in agricoltura, cruciale per la sicurezza alimentare; l’agricoltura biologica può sostenere un livello molto maggiore di biodiversità, con grande vantaggio per le specie che hanno subito significative riduzioni;

- a Cuba i sistemi agricoli integrati sono da 1,45 a 2,82 volte più produttivi delle monocolture;ed economica; al secondo posto si piazza il sistema della lotta integrata e all’ultimo quello dell’agricoltura convenzionale; le mele biologiche si sono rivelate le più redditizie per il loro più alto prezzo di mercato, per il più rapido ritorno degli investimenti e un più veloce recupero dei costi;

- uno studio condotto su tutta l’Europa ha indicato che l’agricoltura biologica dà risultati migliori di quella convenzionale, rispetto alla grande maggioranza degli indicatori ambientali;

- un’indagine condotta dall’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite (la FAO) ha concluso che le pratiche di agricoltura biologica opportunamente applicate portano a un miglioramento delle condizioni ambientali, a tutti i livelli.

7. Effetti positivi sui cambiamenti climatici, tramite la riduzione del consumo diretto e indiretto di energia

- L’agricoltura biologica usa l’energia in modo molto più efficiente, e riduce notevolmente le emissioni di CO2, rispetto all’agricoltura convenzionale sia per quanto riguarda il consumo diretto di energia sotto forma di combustibili fossili, sia riguardo al consumo indiretto connesso con l’uso di fertilizzanti e antiparassitari chimici di sintesi;

- L’agricoltura sostenibile ristabilisce la materia organica del suolo, aumentando la quantità di carbonio sequestrato nel terreno, quindi sottraendo significative quantità di carbonio dall’atmosfera;

- l’agricoltura biologica probabilmente emette meno biossido di azoto (N2O), un altro importante gas serra e una delle cause della distruzione dello strato di ozono.

7 Produzione efficiente, ad alto profitto

- nell’agricoltura biologica qualunque eventuale riduzione delle rese è più che compensata dai miglioramenti ecologici e dagli aumenti di efficienza;

- le aziende biologiche, più piccole, producono molto di più per unità di superficie che non i ben più grandi appezzamenti di terreno caratteristici dell’agricoltura convenzionale;

- nell’agricoltura biologica i costi di produzione sono spesso più bassi che nell’agricoltura convenzionale, portando a ritorni netti equivalenti o più alti anche senza il premio sui prezzi dei prodotti biologici; quando si tiene conto dei prezzi più alti per i prodotti biologici, i profitti di questo sistema di agricoltura sono quasi sempre superiori.

8. Aumento della sicurezza alimentare e dei vantaggi alle comunità locali

- Un’indagine sui risultati dei progetti di agricoltura sostenibile ha dimostrato che la produzione media alimentare per famiglia è aumentata di 1,71 tonnellate all’anno (fino al 73%) per 4,42 milioni di coltivatori che lavorano 3,58 milioni di ettari, portando alle comunità locali grandi benefici in termini di sicurezza alimentare e di salute;

- L’aumento della produttività fa aumentare la quantità di cibo disponibile e i redditi, quindi riduce la povertà aumentando l’accesso al cibo, riducendo la malnutrizione e migliorando le condizioni di salute e di vita;

- i metodi dell’agricoltura sostenibile attingono intensamente dalle conoscenze tradizionali indigene e danno importanza all’esperienza dei coltivatori e alle loro innovazioni, quindi ne migliorano la condizione sociale e l’autonomia, rafforzando le relazioni sociali e culturali all’interno delle comunità locali;

- per ogni sterlina spesa per acquistare prodotti dell’agricoltura biologica (in uno studio condotto nel Regno Unito), vengono generate 2.59 sterline per l’economia locale; per ogni sterlina spesa in un supermercato, vengono generate soltanto 1,40 sterline per l’economia locale.

9. Prodotti alimentari migliori per la salute

- Il cibo biologico è più sicuro, poiché nell’agricoltura biologica è vietato l’uso di antiparassitari; è perciò raro trovare in questi alimenti residui chimici nocivi;

- nella produzione biologica è vietato l’uso di additivi artificiali, come i grassi idrogenati, l’acido fosforico, l’aspartame e il glutammato monosodico, che sono stati messi in relazione con patologie molto diverse quali le cardiopatie, l’osteoporosi, l’emicrania e l’iperattività;

- vari studi hanno dimostrato che, in media, i cibi biologici hanno un contenuto più alto di vitamina C, di minerali e di fenoli – composti vegetali che possono combattere le cardiopatie e il cancro e alleviano le disfunzioni neurologiche correlate con l’età - e un contenuto significativamente più basso di nitrati, che sono sostanze tossiche.

- in Cina migliaia di coltivatori di riso hanno raddoppiato i raccolti e quasi eliminato una delle malattie del riso più devastanti, semplicemente piantando una mescolanza di due diverse varietà;

- l’agricoltura biologica fa crescere la biodiversità, portando effetti benefici quali il recupero di terreni degradati, il miglioramento della struttura del suolo e della sua capacità di filtrazione dell’acqua.

6. L’agricoltura biologica è sostenibile sia dal punto di vista dell’ambiente che dell’economia

- Una ricerca sulla produzione delle mele con sistemi agricoli diversi ha rivelato che l’agricoltura biologica si colloca al primo posto per quanto riguarda la sostenibilità ambientale


04/11/2008
Orwine verso vinificazione biologica

Cristina Micheloni, AIAB, Roma
Logo OrwineQui di seguito presentiamo le affermazioni/posizioni che si sono profilate durante il primo
anno di attività del progetto ORWINE e tengono conto delle evidenze scientifiche e
sperimentali nonché delle opinioni espresse dai diversi portatori di interesse (consumatori,
produttori, operatori di mercato) e dall'analisi dei regolamenti esistenti sulla vinificazione
biologica (soprattutto delle associazioni).
Ovviamente si è tentato di coniugare le richieste, le aspettative e le necessità dei diversi
gruppi, cosa non semplice visto la diversità di visione circa il “vino bio” che i produttori di
diversi paesi hanno ma soprattutto le percezioni diverse dei consumatori. Il tentativo è
quello di convogliare tutte le opinione verso una proposta normativa che possa godere di
ampio e trasversale supporto.
Gli autori del presente documento hanno cercato di dare risposta ai seguenti quesiti:
1. Dove deve essere regolata la vinificazione biologica?
2. Quali aspetti debbono essere regolati?
3. Come si può tenere in considerazione le differenze regionali all'interno di un
regolamento europeo?
La vinificazione biologica, comunque la si voglia definire, deve svolgersi nel rispetto dei
principi di base della produzione e trasformazione degli alimenti biologici. Nello specifico si
dovranno rispettare le segenti norme:
1. il vino biologico può essere prodotto esclusivamente con uve biologiche certificate,
così come tutti gli ingredienti di origine agricola (zucchero, alcol, mosto concentrato,
mosto concentrato rettificato);
2. le materie di partenza (uva), gli additivi, i coadiuvanti di processo e le pratiche di
vinificazione devono rispettare le regole Comunitarie generali sulla vinificazione
definite da OCM 1493/1999;
3. L'uso di organismi OGM e sostanze da essi derivati è proibito.
Il gruppo di lavoro che ha predisposto il presente decalogo propone le seguenti 10 regole
come base per lo sviluppo del regolamento europeo sulla vinificazione biologica:
1. la vinificazione biologica deve essere regolamentata a livello Comunitario e
non è sufficiente regolamentare solamente la produzione dell'uva, come
accade attualmente con il Reg. CE 2092/91;
2. la vinificazione biologica deve essere regolamentata all'interno del nuovo
regolamento Comunitario sulle produzioni biologiche (quello adottato nel
giugno 2007, Reg. CE 8620/1/2007) e non all'interno della OCM vino
(1493/1999), anche se quest'ultimo regolamento definisce tutte le tipologie
di vino prodotte nella UE;
3. il regolamento comunitario sulla vinificazione biologica non dovrà limitare
solamente l'utilizzo degli additivi e coadiuvanti di processo ma dovrà
prendere in considerazione anche le tecniche e i processi;
4. le regole della vinificazione biologica dovranno essere facilmente
comprensibili per il consumatore finale ed utilizzabili come strumento di
comunicazione e promozione;
5. le regole della vinificazione biologica dovranno rispettare gli obiettivi ed i
principi della produzione biologica (come definiti dagli art. 3 e art. 4 del
nuovo regolamento EC 8620/1/2007) ed i principi specifici della
trasformazione biologica (come definiti dall'art.6 del regolamento sopra
menzionato).
6. le regole della vinificazione biologica dovranno basarsi su norne comuni,
condivise da tutti gli Stati Membri, ma dovranno anche lasciare spazio ad un
certo grado di adattabilità nazionale/regionale che permetta di tener conto
di fattori climatici e di tradizione locale (mettendo in pratica il concetto di
flessibilità riportato all'art. 22 del nuovo regolamento) in modo da consentire
di produrre vino di qualità ogni anno, in ogni regione e tipologia di cantina.
Disciplinari privati più restrittivi potranno essere ammessi.
7. L'utilizzo degli additivi e dei coadiuvanti di processo di origine sintetica può
essere autorizzato solo dimostrandone l'estrema necessità ed in quantità
chiaramente limitata, nel rispetto degli art. 19 e 21 del nuovo regolamento.
8. Gli additivi potenzialmente dannosi o la cui sicurezza per i produttori, i
consumatori e l'ambiente sia dubbia devono essere, in linea di principio,
proibiti. Quelli, tra essi, tuttavia necessari per garantire la qualità del vino
(come la solforosa o il solfato di rame) debbono essere utilizzati nel vino
biologico in quantità inferiore rispetto al limite ammesso nei vini
convenzionali ma tale da consentire l'ottenimento di vini di qualità ogni anno,
in ogni regione e in qualunque tipologia di azienda.
9. L'utilizzo della solforosa (SO2) deve essere limitato a livelli
significativamente inferiori rispetto a quelli ammessi nel vino convenzionale.
Specifici limiti nazionali potranno essere definiti a livello di Stato Membro
all'interno del limite massimo definito dalla Comunità.
10. Le pratiche e le tecniche enologiche che possono agire sull'autenticità e
l'originalità del vino devono essere limitate nel vino biologico.


02/11/2008
Gordon Brown e altri leader UE pro ogm

Helen Holder di Friends of The Earth Europa ha detto: “L’intento di Barroso è di portare il GM in Europa il prima possibile. Quindi va dritto dai primi ministri e dai presidenti per dirgli di passare sopra ai loro ministri e di metterli in riga”.


01/11/2008
Il vino contiene pesticidi

vino-al-bicchiere.png

Le bottiglie di vino che si possono tranquillamente acquistare contengono quantità di pesticidi dannose per la salute umana.

Pesticide Action Network Europe

(PAN), un ong inglese, ha "scoperto sostanziali elementi di prova"dopo aver analizzato 40 bottiglie campione ( 10 francesi, 10 tedesche, 7 austriache, 3 italiane, 1 portoghese, sudafricano, australiano e cileno. Tra queste, 6 etichette di vino biologico, 3 vini biologici erano francesi e 3 austriaci. Dei 6 vini bio analizzati solo uno conteneva tracce di pesticidi, con livelli bassi, dovute molto probabilmente ad una forma di contaminazione dovuto all'utilizzo di sostanze ch Il riscontro di queste analisi segue la diffusione di uno studio, pubblicato dal ministero dell'Agricoltura francese, in cui si evidenziano come ben 15 sostanze tossiche utilizzate come pesticidi siano sistematicamente trasferite dall'uva al vino durante il processo di vinificazione. L'uva rappresenta il prodotto alimentare in commercio tra i più contaminati e riceve un altissimo dosaggio di pesticidi sintetici, superiore a qualsiasi altra coltivazione. "La presenza di pesticidi nei vini europei è un problema sempre più diffuso," ha dichiarato Elliott Cannel di Pan. "Molti viticoltori stanno abbandonando metodi tradizionali di controllo a favore di pericolosi pesticidi sintetici. Questa tendenza ha un impatto diretto sulla qualità dei vini europei. imiche in appezzamenti limitrofi. Circa la metà della frutta e della verdura venduta in Europa è contaminata da pesticidi e un prodotto ogni venti contiene concentrazioni di sostanze tossiche superiore ai limiti legali. La maggioranza dei vini analizzati appartiene ad una fascia di prodotto a prezzo medio/basso, mentre tre etichette rappresentano il top della produzione ( e costano oltre €200). I vini sono stati acquistati in Europa, in Germania ( da Greenpeace), in Austria (da Friends of the Earth Austria) e in Francia ( da MDRGF, Mouvement pour le Droit et le Respect des Générations Futures). Le bottiglie hanno offerto una gamma di 148 residui di pesticidi. Le 34 bottiglie di vino convenzionale contenevano almeno 1 pesticida, con un media superiore ai 4. In un caso addirittura 10. Ne sono stati individuati 24 differenti, cinque classificati come carcinogenic, mutagenic, reprotoxic or endocrine disrupting dalla Ue.


01/11/2008
Viticoltura Biologica in Toscana

La viticoltura biologica in Toscana con 5.764 ettari rappresenta il 9% della superficie vitata regionale e conta ben 907 aziende, con Firenze (1465 ettari e 181 aziende) e Siena (1428 ha. e 231 aziende) come province leader.

 

In Toscana ben il 77% della superficie vitata è destinata al vitigno autoctono (per quanto riguarda le denominazione di origine), mentre il restante 23 % è suddiviso fra ben 67 vitigni internazionali, toscani e di altre regioni. Chiaramente è il Sangiovese il vitigno principe della Toscana che rappresenta i due terzi del vigneto regionale, seguito dal Trebbiano toscano con il 7%, dal Canaiolo e dalla Vernaccia di San Gimignano.

 


01/11/2008
Cibi vivi,naturali, biologici, fitonutrienti
Ad eccezione di pochissimi additivi (un esempio per tutti l’acido ascorbico o vitamina C, la cui sigla è E300), è vivamente sconsigliato, soprattutto per i bambini, utilizzare cibi o bevande contenenti additivi, aromi e altre porcherie chimiche Al contrario, se crediamo che “siamo fatti di ciò che mangiamo”, allora è ovvia l’importanza di una dieta sana, composta da cibi vivi, naturali e pieni di sostanze utili all’organismo (fitonutrienti). Se cambiamo gli acquisti prediligendo cibi sani a spazzatura industriale, vedrete sempre meno chimica negli scaffali, questo perché le multinazionali (tranne in alcune rare eccezioni) sono costrette, pena il fallimento, a seguire le scelte dei consumatori. I coloranti (sigle da E100 a E199), sono sostanze chimiche che servono per rendere il cibo esteticamente più bello allo sguardo.
I conservanti (sigle da E200 a E299) servono, lo dice il nome stesso, a rendere duraturo nel tempo (da qualche giorno a qualche anno!) un alimento.
Gli antiossidanti e regolatori di acidità (sigle da E300 a E399) servono a impedire l’ossidazione. Gli addensanti, emulsionanti, gelificanti e stabilizzanti (sigle da E400 a E499) migliorano anch’essi le caratteristiche del cibo. Infine gli esaltatori di sapidità (sigle da E600 a E699), tra cui il pericolosissimo glutammato monosodico (E620) rendono un cibo morto e privo di gusto, buono e appetitoso. Con l’eccitotossina chiamata glutammato monosodico, per esempio (fungendo da recettore neurale), è possibile mangiare con estremo piacere una suola di scarpe! Negli additivi vari, cioè quelli che vanno da E900 a E999, rientrano gli edulcoranti di sintesi, cioè i dolcificanti, tra cui la sostanza più pericolosa in commercio: l’aspartame (E951).Quello che si può notare dal numero spropositato di queste sigle, per noi incomprensibili, è che siamo totalmente circondati da alimenti pregni di composti chimici di sintesi - cioè di derivazione petrolifera - di cui non si conoscono gli effetti collaterali sulla salute pubblica nel medio e lungo periodo! Ma neppure nel breve.
Ogni tanto viene pubblicata una ricerca che conferma la tossicità e/o pericolosità di una o più sostanze. Ma possiamo noi attendere che siano i responsabili della salute (sempre più spesso nella busta paga delle lobbies agroalimentari) a dirci se un additivo è cancerogeno, teratogeno (provoca malformazioni nei feti), oppure no?

27/10/2008
Progetto Archeovino

Progetto" Archeovino" mira a realizzare un parco della vitivinicoltura nel territorio di Scansano,alla riscoperta delle nostre radici,per dare impulso al turismo che si muove sulle tracce della archeologia


Si definisce vitigno autoctono un vitigno coltivato da almeno 150 anni nel luogo.
Vitigni realmente autoctoni, derivano dalla domesticazione delle viti selvatiche del luogo (presenti oltretutto sulla strada che porta al vigneto): il vitigno "Sangiovese" si pensa coltivato sin dal tempo degli Etruschi in questa parte della Toscana.

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